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Donazioni deducibili e attestato di erogazione liberale: come funziona

Ogni anno, tra gennaio e marzo, succede la stessa cosa in moltissime associazioni: arriva la mail di un donatore che chiede la ricevuta della donazione dell'anno scorso, perché gli serve per la dichiarazione dei redditi. E spesso parte una piccola corsa: ritrovare l'importo, controllare la data, capire se quella persona può davvero detrarre, scrivere il documento giusto. Niente di drammatico, ma è tempo che si poteva non perdere.

Capire come funzionano le donazioni deducibili e l'attestato di erogazione liberale non serve solo a far contenti i donatori a fine anno. È uno strumento di fundraising: un beneficio fiscale comunicato bene può aumentare l'importo medio, e una ricevuta che arriva puntuale è uno dei gesti di cura che fanno tornare a donare. Vediamo come funziona, in concreto, per chi raccoglie fondi in Italia.

Deduzione o detrazione: due strade diverse

Prima di tutto una distinzione che confonde quasi tutti, perché nel linguaggio comune "donazioni deducibili" si usa per indicare entrambe le cose. In realtà l'agevolazione fiscale per chi dona può prendere due forme:

  • Detrazione d'imposta: una percentuale della donazione si sottrae direttamente dall'imposta dovuta (l'IRPEF). Per le donazioni a ONLUS, ODV e APS la detrazione è del 30%, che sale al 35% per le donazioni alle organizzazioni di volontariato (ODV), entro un tetto di 30.000 euro l'anno.
  • Deduzione dal reddito: la donazione si sottrae dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta. Per gli enti del Terzo settore il limite è il 10% del reddito complessivo dichiarato.

Il donatore sceglie l'opzione più conveniente per la propria situazione, ma non può cumulare le due agevolazioni sulla stessa donazione. Per chi raccoglie fondi la conseguenza pratica è semplice: il vostro compito non è fare i commercialisti dei donatori, ma metterli nelle condizioni di scegliere, fornendo un documento corretto e completo con tutti i dati che servono.

Una condizione che non si può saltare: la tracciabilità

C'è un punto su cui si inciampa spesso. Perché la donazione sia detraibile o deducibile, il versamento deve essere tracciabile: bonifico, carta di credito o di debito, assegno, bollettino postale, piattaforme di pagamento online. Le donazioni in contanti non danno diritto ad alcuna agevolazione fiscale, qualunque sia l'importo.

È un dettaglio che vale la pena ricordare nei banchetti, alle cene di raccolta fondi, agli eventi: se raccogliete contanti, quei donatori non potranno detrarre nulla. Spingere sui pagamenti tracciabili — con un QR code, un link, un POS — non è solo più comodo per la rendicontazione, è anche ciò che rende la donazione fiscalmente utile per chi la fa.

Che cos'è l'attestato di erogazione liberale

L'attestato di erogazione liberale (o ricevuta della donazione) è il documento con cui l'ente certifica di aver ricevuto un dono e ne attesta i dati. Non ha un modello obbligatorio per legge, ma per essere realmente utile al donatore — ed evitare contestazioni — dovrebbe contenere sempre alcuni elementi:

  • Dati dell'ente: denominazione, codice fiscale, sede, e l'indicazione della natura (ETS, ODV, APS, ONLUS) da cui dipende la percentuale applicabile.
  • Dati del donatore: nome, cognome e codice fiscale (o ragione sociale e P. IVA per le imprese).
  • Importo della donazione, in cifre e parole.
  • Data e modalità di pagamento (es. bonifico del 14/11/2025), proprio per documentare la tracciabilità.
  • Causale: "erogazione liberale" a sostegno delle attività dell'ente.
  • Una formula che richiami il regime fiscale applicabile (detrazione/deduzione ai sensi della normativa vigente per gli ETS).

Un attestato così fatto è già pronto per finire allegato alla dichiarazione dei redditi o conservato in caso di controllo. Per chi gestisce un buon archivio donazioni, generarlo è quasi automatico: tutti questi dati sono già nel gestionale, basta comporli nel documento giusto.

Donazioni deducibili e l'obbligo di comunicazione all'Agenzia delle Entrate

Qui sta il passaggio che molte associazioni scoprono tardi. Per consentire la dichiarazione precompilata, gli enti del Terzo settore e le ONLUS che vogliono che le donazioni ricevute compaiano automaticamente nel modello del donatore devono trasmettere telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati delle erogazioni liberali dell'anno precedente, di norma entro il 16 marzo.

Vale la pena chiarire due cose, perché generano dubbi ricorrenti:

  • La comunicazione, per molti enti, è facoltativa ma "premiale": chi la fa, regala al donatore una donazione già pre-compilata e una detrazione che arriva senza pensieri. È un servizio che fidelizza.
  • Se l'ente comunica i dati, deve aver dato al donatore la possibilità di opporsi (per ragioni di privacy) all'invio dei propri dati: l'opposizione va raccolta e rispettata.

In pratica significa tenere, durante tutto l'anno, un registro pulito di chi ha donato, quanto, con che codice fiscale e con quale modalità — e sapere chi si è opposto. Se questi dati sono ordinati, la comunicazione di marzo è una formalità; se sono sparsi tra estratti conto, fogli di calcolo e mail, diventa una settimana di lavoro. Avere un registro donazioni tenuto bene tutto l'anno è ciò che fa la differenza.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

Dopo anni passati a sistemare archivi di donazioni, gli scivoloni si ripetono sempre uguali:

  • Codice fiscale mancante o sbagliato. Senza il codice fiscale corretto del donatore la comunicazione all'Agenzia salta e l'attestato perde valore. Va raccolto al momento della donazione, non rincorso a marzo.
  • Confondere donazione e quota associativa. Le quote associative non sono erogazioni liberali e seguono regole diverse: non vanno mescolate nello stesso conteggio.
  • Promettere benefici fiscali su donazioni in contanti. Come visto, non sono agevolabili. Meglio non illudere il donatore.
  • Applicare la percentuale sbagliata. Il 30%, il 35% o la deduzione dipendono dalla natura giuridica dell'ente: scrivere la cosa giusta sull'attestato evita problemi.
  • Inviare le ricevute in ordine sparso. Se ogni donatore le riceve in tempi e formati diversi, l'immagine è di disorganizzazione. Un invio puntuale e uniforme, a inizio anno, comunica serietà.

Un esempio concreto

Immaginiamo un'APS che nel 2025 ha ricevuto 180 donazioni da 120 persone, tutte tramite bonifico e carta. A gennaio 2026 l'associazione:

  1. estrae dall'archivio l'elenco dei donatori con importo annuo, data e codice fiscale;
  2. genera per ciascuno un attestato di erogazione liberale con la percentuale di detrazione corretta;
  3. lo invia via email entro fine gennaio, con un breve ringraziamento;
  4. entro il 16 marzo trasmette i dati all'Agenzia delle Entrate, escludendo chi si è opposto.

Risultato: i donatori si vedono la detrazione già nella precompilata, ricevono un documento curato e un grazie. È esattamente il tipo di attenzione che, l'anno dopo, fa tornare a donare. La differenza tra un'associazione che fa tutto questo a mano in tre giorni e una che lo fa in mezza mattinata sta tutta nell'avere i dati ordinati e gli strumenti per generarli in blocco.

Dove entra Mira

Tenere insieme contatti, donazioni e adempimenti fiscali è precisamente il lavoro per cui esiste un CRM. In Mira ogni donazione è registrata con donatore, importo, data e modalità di pagamento, così gli attestati di erogazione liberale si generano dai dati già presenti, senza ricopiare nulla. Le donazioni e i moduli online arrivano già tracciate e collegate al donatore giusto.

La parte di fiscale italiano è pensata apposta per questo contesto: attestati deducibili, gestione della comunicazione all'Agenzia delle Entrate e supporto al 5×1000. E l'assistente AI aiuta a tenere l'archivio pulito e a capire dove conviene concentrare le attenzioni — il tutto con i dati conservati in Europa e senza che il modello veda informazioni personali sensibili. Se vuoi vedere come si incastrano i pezzi, c'è la pagina prezzi con i piani disponibili.

Domande frequenti

Le donazioni in contanti sono deducibili?

No. Per essere detraibili o deducibili, le donazioni devono essere effettuate con strumenti tracciabili: bonifico, carta di credito o debito, assegno, bollettino postale o piattaforme di pagamento online. Le donazioni in contanti non danno diritto ad alcuna agevolazione fiscale, indipendentemente dall'importo.

Qual è la differenza tra detrazione e deduzione delle donazioni?

La detrazione sottrae una percentuale della donazione direttamente dall'imposta dovuta (in genere il 30%, fino al 35% per le ODV, entro 30.000 euro l'anno). La deduzione abbassa invece il reddito imponibile, nel limite del 10% del reddito complessivo per gli enti del Terzo settore. Il donatore sceglie l'opzione più conveniente, ma non può cumularle sulla stessa donazione.

L'associazione è obbligata a comunicare le donazioni all'Agenzia delle Entrate?

Per far comparire le donazioni nella dichiarazione precompilata del donatore, gli enti trasmettono telematicamente i dati delle erogazioni liberali dell'anno precedente, di norma entro il 16 marzo. Per molti enti è un passaggio facoltativo ma molto apprezzato dai donatori; quando lo si fa, occorre aver dato a ciascun donatore la possibilità di opporsi all'invio dei propri dati.

Cosa deve contenere un attestato di erogazione liberale?

I dati dell'ente (denominazione, codice fiscale, natura giuridica), i dati del donatore (nome e codice fiscale), l'importo, la data e la modalità di pagamento tracciabile, la causale come erogazione liberale e il riferimento al regime fiscale applicabile. Non esiste un modello obbligatorio, ma questi elementi rendono il documento valido e utile in dichiarazione.

Questo articolo offre informazioni generali e non sostituisce la consulenza di un commercialista o di un fiscalista: per i casi specifici e gli importi aggiornati conviene sempre verificare con un professionista e con la normativa vigente.